Umanizzazione in ospedale presso la Clinica Pediatrica di Sarajevo
2006
Un progetto internazionale di formazione, scambio e confronto tra professionisti italiani e medici, infermiere e psicologhe della Clinica Pediatrica di Sarajevo.
Nel luglio 2006, su richiesta della Direttrice della Clinica Pediatrica Sarajevo Prof.ssa Senka Mesihović Dinarević, l’équipe di Spaziopensiero ha svolto consulenza e formazione nell’area delle problematiche psicologiche precoci della relazione madre-neonato prematuro e nell’area del rischio di trauma psicologico nei bambini di ogni età che devono essere sottoposti a intervento chirurgico. Il progetto ha permesso di introdurre nella Clinica Pediatrica di Sarajevo specifiche metodologie di sostegno psicologico e di prevenzione attraverso la formazione di due psicologhe, ha dato impulso allo sviluppo della cultura di umanizzazione dei servizi ospedalieri bosniaci, oltre ad aver promosso uno scambio internazionale di esperienze cliniche.
Il progetto ha previsto alcune sessioni di lavoro presso l’Ospedale Kocevo e la possibilità per alcuni membri della Clinica di Sarajevo di recarsi a Milano per alcuni giorni di scambio e confronto con la realtà italiana. È stato affrontato il problema del supporto psicologico necessario ai genitori e al personale sanitario che quotidianamente si deve confrontare con il problema della morte dei bambini e dei neonati. Si trattava di un tema all’epoca scottante per il personale della Clinica Pediatrica di Sarajevo, al centro di un’indagine per le difficili condizioni in cui operava lo staff e in cui trovavano assistenza i pazienti. Paradossalmente lo sviluppo delle tecnologie sanitarie aveva aperto nuove laceranti questioni etiche e aveva imposto scelte che non sempre i genitori, dei bambini prematuri per esempio, erano preparati ad affrontare. Spesso, la possibilità di tenere tecnicamente in vita un neonato, data dall’utilizzo dei respiratori, delle incubatrici e dei farmaci, si realizzava in contesti ambientali, culturali e psicologici non preparati a sopportarne le conseguenze. La possibilità di rianimare un neonato che non ha i mezzi propri per sopravvivere imponeva difficili questioni sulla sostenibilità della vita e sui minimi standard di qualità della vita futura del neonato.
A Sarajevo, l’equipe di Spaziopensiero si è confrontata con medici, infermiere e psicologhe di alto livello professionale, culturale e umano, ma anche con una struttura le cui risorse materiali erano molto limitate, in cui a volte mancavano gli spazi, le strumentazioni e il personale per realizzare la giusta integrazione tra efficienza sanitaria e umanizzazione delle cure.
